Morgan Stanley: a decidere la corsa all'IA sarà l'energia, non i chip
Morgan Stanley stima che gli sviluppatori di data center statunitensi dovranno affrontare un deficit energetico di 32 gigawatt fino al 2028, un divario che favorisce le grandi aziende tecnologiche con solide disponibilità finanziarie.

In un rapporto di ricerca pubblicato il 17 ottobre 2026, Morgan Stanley sostiene che la competizione globale per far crescere l'intelligenza artificiale dipenderà sempre più dall'accesso all'elettricità, al finanziamento e alla capacità dei data center, più che dall'assicurarsi i chip più recenti. Il rapporto di ricerca azionaria, intitolato "What Does the Power Shortfall Mean for Semis?", si concentra sugli Stati Uniti.
La banca prevede che, anche tenendo conto di soluzioni di generazione aggiuntive, gli sviluppatori di data center statunitensi potrebbero essere short di 32 gigawatt di energia necessaria fino al 2028. Questo divario equivale a circa il 34% del fabbisogno previsto e, secondo il rapporto, il deficit cumulativo potrebbe salire a 68 GW entro il 2029.
Secondo il rapporto, Nvidia ha confermato la visione della banca secondo cui la domanda di energia supera l'offerta e che vengono prodotti più semiconduttori di quanti siti siano disponibili per installarli. Secondo gli analisti, far crescere la sola produzione di chip potrebbe non bastare a mantenere in piedi il boom dell'IA senza terreni, elettricità e data center operativi.
Scala e credito fanno la differenza
Morgan Stanley afferma che l'attivazione dei data center si sta concentrando in un piccolo gruppo di grandi aziende affidabili dal punto di vista creditizio, in grado di collegarsi alla rete più rapidamente. La banca stima che le grandi aziende tecnologiche e i fornitori cloud specializzati potrebbero coprire circa il 94% dei nuovi data center a livello globale nel 2026, il 64% nel 2027 e il 57% nel 2028. La banca avverte che, col tempo, ciò potrebbe "escludere" i concorrenti più piccoli.
Anche i produttori di chip sono esposti. Se i chip non possono essere messi in funzione, sostiene il rapporto, i clienti potrebbero ritardare le consegne o annullare gli ordini. Morgan Stanley prevede comunque che Nvidia e Broadcom raggiungeranno le previsioni per il 2027 grazie alla visibilità sulla domanda e sulle infrastrutture, ma vede rischi maggiori per i fornitori di memorie, apparecchiature ottiche e altri componenti.
L'Asia non è una via di fuga
La carenza potrebbe spingere le aziende a costruire capacità di calcolo all'estero, anche in mercati asiatici come l'India. Il team della banca dedicato ai data center in Asia stima che fino al 2030 14 GW di domanda da parte degli hyperscaler statunitensi potrebbero spostarsi in Asia, senza specificare la quota dell'India. Anche così, il rapporto afferma che l'espansione internazionale non risolve il problema energetico americano.
L'analisi evidenzia un limite strutturale per il settore: la spesa per i chip potrebbe non tradursi in più capacità di calcolo, a meno che l'offerta di energia e le infrastrutture di supporto non crescano allo stesso ritmo.
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